Sulla Repubblica di oggi, 6 giugno, Eugenio Scalfari scrive: «L’analfabetismo politico degli italiani è molto diffuso tra quelli che parteggiano per la destra ma non risparmia la sinistra. [...] Uno degli effetti più vistosi di questo fenomeno consiste nella ricerca di un partito da votare che corrisponda il più esattamente possibile alle proprie idee, convinzioni, gusti, simpatie. Ricerca vana poiché ciascuno di noi è un individuo, una mente, un deposito di pulsioni emotive non ripetibili. Le persone politicamente mature sanno che in un sistema democratico occorre raccogliere i consensi attorno alla forza politica che rappresenti il meno peggio nel panorama dei partiti in campo. [...] Non si tratta d’invocare il voto utile ma più semplicemente di predisporre un’alternativa efficace per sostituire il dominio dei propri avversari politici.»
Il ragionamento di Scalfari ha certamente una buona dose di verità. Il «frazionamento» (come lo chiama lui) o il settarismo (come si potrebbe dire con maggiore franchezza) è un male profondo, ben radicato nella sinistra e non solo in essa. Ugualmente, c’è qualcosa di stonato in questa riflessione. Stonato anzitutto rispetto alle premesse del suo discorso. Perché Scalfari aveva iniziato l’articolo con una precisazione: «Non è del colore del voto che voglio parlare. I miei lettori sanno come la penso e come voterò perché l’ho scritto in varie e recenti occasioni. Non desidero dunque convincere nessuno ad imitare la mia scelta.»
Ma non è vero. Il seguito chiarisce senza equivoci che il suo è proprio un articolo militante, che evoca il rischio di «polverizzazione del voto» per scongiurarlo e per convogliarlo verso il PD. In questo non c’è niente di male. Solo che Scalfari finisce con il confondere la conseguenza con la causa (offrendo una curiosa giustificazione preventiva a un ridimensionamento elettorale del PD ancora da verificare ma che egli paventa).
Nell’aprile del 2008 gli elettori italiani hanno ridotto al minimo storico la polverizzazione del voto, schierandosi senza esitazioni a favore di una semplificazione del sistema parlamentare italiano. Se nelle elezioni europee di questo weekend dovessero invertire la tendenza, prima di prendersela con il presunto «analfabetismo politico» degli elettori (e in particolare dei «sedicenti intellettuali che sono forse i più analfabeti di tutti»), sarà il caso di chiedersi senza pregiudizi che cosa non ha funzionato nella campagna elettorale del PD e nel suo operato di questi ultimi quattordici mesi.
Perché può darsi che nel supermercato della politica sia il prodotto a essere difettoso (e quindi da correggere, senza per questo toglierlo dalla distribuzione), e non il comportamento dei consumatori che, cercando sugli scaffali l’etichetta riformismo, sono costretti ad accontentarsi di un succedaneo. È questo il punto. Naturalmente, Scalfari ne è ben cosciente. Però si astiene dal dirlo.





1 commenti:
Sono completamente d'accordo con Giuseppe gallo. E aggiungo: ho sempre diffidato e sempre diffiderò di coloro che trattano gli elettori come analfabeti , sol perchè non votano secondo criteri dettati da loro, giudici inappellabili. A parte l'odiosa puzza sotto il naso e il sopracciò tipica di Scalfari, questo modo di giudicare è il contrario esatto della democrazia. Che fa il paio con la concezione che ha oggi il PD degli elettori del PDL. Fino a quando non capiranno, Scalfari e i piddini, che ogni voto merita il massimo rispetto, a chiunque vada la preferenza non avranno capito nulla dell'essenza vera della democrazia. Risultato: Scalfari rimarra per sempre un radical-chic e i piddini prenderanno sempre meno voti.
Onofrio Pirrotta
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