giovedì 14 ottobre 2010

C'è indeciso e indeciso


La percentuale più significativa che emerge dalle indagini sulle intenzioni di voto riguarda gli indecisi: sono il 40%, secondo l’ultimo rilevamento di Luigi Crespi, che fra l’altro ha il merito di proporre periodicamente un raffronto dei dati dei maggiori istituti di ricerca.

Sarebbe interessante disporre di un sondaggio specifico che aiuti a capire meglio questa percentuale. Perché gli indecisi non sono una categoria omogenea: sono una nebulosa in cui si sommano provvisoriamente elettori che si collocano in fronti distinti e che verosimilmente si sentono confusi per ragioni diverse, forse addirittura opposte.
Anzitutto sarà bene capire qual è la consistenza dell’area del non voto e quale quella dell’indecisione propriamente detta. Il primo raggruppamento comprende coloro che una decisione più o meno ragionata in realtà l’hanno presa: non andranno a votare, o perché non ci vanno per abitudine o perché si sentono allontanati dalla politica dall’attuale sistema dei partiti. Quest’area è in crescita o no? Il secondo raggruppamento comprende coloro che sono intenzionati a recarsi alle urne ma non hanno ancora deciso per quale sigla votare. Conoscere questa seconda categoria è più interessante, perché da essa dipende lo spostamento degli equilibri del sistema politico. Chi sono dunque gli indecisi? Cosa hanno votato nelle tornate precedenti? Perché ora sono indecisi?
In prima battuta, si possono forse abbozzare tre ipotesi di lavoro: in un eventuale questionario da sottoporre a quanti si dichiarano indecisi, verificherei cioè tre fattori per comprendere le origini dell’indecisione.
1) La sfiducia. È probabile che una parte di quel 40% di indecisi sia composta da elettori che, al di là del fronte in cui si collocano, si sentono delusi dalle scelte e dal comportamento della sigla che hanno votato in precedenza. In tal caso l’indecisione potrebbe essere dovuta al fatto che costoro o non ancora individuato una sigla alternativa che corrisponda alle loro attese o non sono ancora sicuri di abbandonare il vecchio partito di riferimento, che potrebbero tornare a votare qualora sapesse riconquistarne la fiducia.
2) Il disorientamento. Un’altra fascia di indecisi è probabile che invece risenta il contraccolpo (anche emotivo) degli eventi estivi. Se si colloca nel centrodestra, la spaccatura del Pdl, la campagna del Giornale contro Fini, i dissidi con Confindustria, ecc. Se si colloca nel centrosinistra, i conflitti all’interno del Pd, i dissidi sul candidato premier, le ansie di rottamazione, ecc. Costoro non hanno perso la fiducia, hanno perso l’orientamento: non capiscono cosa accade al loro partito elettivo (a differenza di quelli rubricati al primo punto che capiscono e disapprovano).
3) L’incertezza. Una terza fascia potrebbe essere composta da elettori che non hanno una collocazione stabile o perché votano di norma in maniera pragmatica (cambiando sigla) o perché per ragioni anagrafiche non hanno ancora votato. Costoro osservano il processo di riposizionamento che investe il sistema dei partiti (la nascita di Futuro e Libertà, il rafforzamento del terzo polo, le apertura del Pd alla sinistra rimasta fuori dal parlamento nel 2008, le occhiatine d’intesa lanciate da Bersani a Casini, ecc.). Ma, non essendo ancora certo qual è l’offerta politica che deriverà da tale processo, prima di schierarsi attendono l’evolversi degli eventi.
È chiaro che se vogliono conquistarsi il consenso di queste fasce di indecisi (e delle altre che si possono individuare) i partiti hanno l’obbligo di adottare strategie distinte, plurime. E, naturalmente, i più sensibili a tale problema dovrebbero essere quei partiti come il Pdl, il Pd e Fli che aspirano a rivolgersi a segmenti diversi dell’elettorato e che in quel 40% hanno perciò molto da pescare.
Gli altri – i partiti con una forte connotazione identitaria come la Lega, l’Idv, SeL, Rifondazione, e in parte pure l’Udc – risentono meno della mutevolezza degli indecisi: non a caso, le fluttuazioni di voto per tali sigle sono sempre più lente e meno significative in termini numerici.

1 commento:

iva testa ha detto...

nel 40 per cento ci sono anche gli astensionisti..tutti i cittadini elettori che, pur esercitando il diritto di voto, non daranno indicazioni..é un quadro pre elettorale molto mobile dove conteranno le proposte concrete dei partiti già ai nastri di partenza..

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